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"Noi educatori ed educandi non possiamo in realtà sottrarci al rigore
etico (...).L'etica di cui parlo non è l'etica spicciola, ristretta, del
mercato, che si sottomette obbediente agli interessi del profitto. A livello
internazionale ha fatto la sua comparsa la tendenza a considerare gli effetti
del nuovo ordine mondiale come naturali e inevitabili (...).L'etica di cui parlo
è quella che sa di subire un affronto nelle manifestazioni di discriminazione di
razza, di genere, di classe. E' per questa etica inseparabile dalla pratica
educativa, non importa che si lavori con bambini, giovani, adulti, che dobbiamo
lottare. E il miglior modo di lottare per essa è quello di viverla nella nostra
pratica, quella di esserene testimoni vivaci nei confronti di chi educhiamo,
nelle nostre relazioni reciproche. (...)Formazione scientifica, correttezza
etica, rispetto verso gli altri, coerenza, capacità di vivere e apprendere con
il diverso, non permettere che il nostro malessere personale o la nostra
antipatia nei confronti dell'altro ci spingano ad accusarlo di cose che non ha
fatto: tutti questi sono doveri a cui dobbiamo attendere con umiltà e con
perseveranza".
(Freire,in Pedagogia dell'autonomia) | |